Un recente paper pubblicato dall’Istituto Mario Negri solleva perplessità non solo per le sue conclusioni, ma per le omissioni di cui è intriso. L’articolo giudica non giustificata l’immunoprofilassi di massa con Nirsevimab contro le infezioni neonatali da virus respiratorio sinciziale (RSV), ignorando però le evidenze scientifiche che si stanno accumulando da ormai molti mesi e che dimostrano l’efficacia dell’anticorpo monoclonale nel prevenire bronchioliti neonatali da RSV, una condizione che porta frequentemente a ricoveri in terapia intensiva per i più piccoli e anche a decessi. È stato inoltre raccomandato a livello globale da autorevoli autorità scientifiche come il CDC statunitense, lo STIKO tedesco, il NITAG spagnolo, il SAGE dell’OMS, il NITAG italiano, l’Istituto Superiore di Sanità e la Conferenza Stato-Regioni. Tuttavia, il paper dell’Istituto Mario Negri sembra ignorare questo quadro scientifico, rifiutando un’analisi basata sui dati più recenti e sostenendo una posizione che appare più ideologica che scientifica. È preoccupante che un documento con tali lacune possa indurre dubbi non solo nei genitori, ma anche tra gli operatori sanitari e tra i decisori politici, rischiando di compromettere una campagna di prevenzione che gode oggi di consenso internazionale e di un solido supporto di evidenze. La protezione della salute neonatale non dovrebbe essere oggetto di dibattiti ideologici, ma di decisioni informate basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.
Carlo Signorelli





