Accademia Lombarda di Sanità Pubblica

Gaetano Fara compie 90 anni.
Ai giovani igienisti: “Lavorate sodo, non temete il rischio”

Si apre alle domande dei giovani colleghi specializzandi e dottorandi che lo intervistano. Gaetano Maria Fara è una autorità nel settore e dall’alto della sua lunga e prestigiosa esperienza mostra con precisa accuratezza quali possano essere le prospettive della professione, anche in base alle caratteristiche personali che ognuno deve saper individuare e capire di sé. Di seguito un Fara ‘a cuore aperto’, tra passato e futuro.

Quale pensa sia stato il segreto del suo successo professionale?

Il non aver rifiutato alcuna esperienza, anche se si fosse poi rivelata inconsistente e tempo buttato e quindi il correre qualche rischio. Ho potuto così allargare la gamma dei settori, pur rimanendo sempre nel campo dell’epidemiologia e della sanità pubblica. Intendo dire che ho anche affrontato esperienze di consulenza professionale a pagamento, imparando dal mio maestro Augusto Giovanardi (che ne ha fatte ben più di me: alla sua morte la sua collezione d’arte moderna valeva una cinquantina di milioni di euro). Se lavori sodo e non trascuri nessuno dei tuoi doveri istituzionali e non sei pigro, di tempo per qualche rara e qualificante esperienza consulenziale ne rimane abbastanza.

Qual è stato il momento più inaspettato durante la sua carriera professionale?
Dover affrontare le Brigate Rosse sul posto di lavoro, anzi, nel laboratorio centrale del Policlinico di Milano che dirigevo. Proprio non me l’aspettavo e si è trattato di un vero e proprio sabotaggio: sostituzione di etichette sulle provette di sangue dei pazienti, rifiuto di turni, abbandono di posto e altro. È finita con un’aggressione fisica nel mio studio, una verifica corporale che non fossi armato -lo ero, ma in ospedale riponevo la Colt Cobra in cassaforte- seguito da denuncia, sospensione, processo dei brigatisti, intimidazione dei testimoni, condanna – naturalmente con la condizionale – e da qui a spasso in attesa di un Appello e di una Cassazione che non ci furono mai). Stranamente, e per nostra fortuna, nei mesi successivi, l’interesse delle BR si spostò altrove, ma purtroppo quando tornò, una sola volta in ospedale, ammazzarono in un agguato il nostro direttore sanitario, amico fraterno, (Luigi Marangoni assassinato nel 1981 n.d.r.) che non aveva mai voluto la scorta per non coinvolgere i poliziotti. Sfortunatamente era un abitudinario nonostante le nostre raccomandazioni. Fu un gioco tendergli l’agguato.

La parola ‘Igiene’ è ancora attuale per definirci come professionisti, quando nel mondo anglosassone si parla di Public Health?
Con molta cautela, direi di no. La nostra Igiene, rimasta tale e specifica con quel nome solo nel mondo scientifico tedesco, dove si adopera ancora per indicare il settore della lotta ai microorganismi, si è nel tempo arricchita di altri capitoli quali la lotta alle cronicità, l’organizzazione sanitaria, la global e planetary health, il nursing, quindi ora ben si riconosce nella ‘Public Health Internazionale’. Come direttore della rivista “Annali di Igiene”, che dopo tanti anni di fatiche ha ottenuto l’Impact Factor ed è già da molto tempo citata da MedLine, Scopus e altri, mi farebbe comodo a livello internazionale inglesizzare il nome. Ma vorrebbe dire ripartire da zero, mentre la rivista è ormai ben conosciuta come “Annali”.

Che consiglio darebbe a chi vuole intraprendere la strada della ricerca in Igiene e sanità pubblica?
Se costui avesse la passione del contatto con il malato, gli direi di seguire l’igiene che, attiva sul territorio, è chiamata a governare insieme diagnosi, terapie, riabilitazione e prevenzione individuale. Parallelamente deve iniziare a far ricerca, collegandosi con l’università o addirittura. entrandovi. Se, invece, non ha particolarmente spiccata questa riserva, gli direi sicuramente di entrare nella Sanità Pubblica, purché abbia qualità di comunicatore e vocazione al lavoro di squadra. Poi, all’interno della Sanità pubblica, potrà trovare il campo più specifico per il suo interesse, e ve n’è un numero quasi infinito (direzione medica e sanitaria ai vari livelli, management, valutazione, ecc.) Non trascurerei affatto il tentativo nella carriera universitaria, all’inizio soprattutto la cinghia è ben tirata, ma il lavoro è così vario e bello che la cosa non pesa troppo. Ovvio che le dimensioni della famiglia che formerà dovranno essere tarate con attenzione, per non essere costretti a dedicarsi subito e totalmente al necessario guadagno.

Intervista raccolta e realizzata da Lorenzo Blandi, Silvia Mangili, Flavia Pennisi, Piermario Perrone, Giovanni Ricciardi e Giacomo Vigezzi.
Nella foto sotto Fara con famiglia e colleghi a una recente celebrazione.

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