Regione Lombardia ha introdotto con l’Ordinanza 714 del 4 marzo 2021 l’obbligo di indossare mascherine chirurgiche su tutti i mezzi pubblici, come avviene in altri paesi e sui voli di linea. Un provvedimento importante, chiesto dagli Organi Tecnici ma passato sottotraccia e, nei fatti, non attuato, che a nostro avviso può essere rilevante – in questa fase dell’epidemia – per ridurre il rischio di contagio, soprattutto in ambienti confinati e in presenza delle varianti di SARS-CoV-2 più contagiose.
Le mascherine utilizzate oggisono di tre tipi: quelle professionali (FFP2 e FFP3) che hanno, se ben indossate e se ben adese al viso (con conformazioni fisiche e presenza di barba che possono limitarne l’effetto), la capacità di ridurre del 95% e 99% rispettivamente il rischio di contrarre il virus presente nell’aria; quelle chirurgiche la cui capacità di trattenimento del virus scende a circa il 90% e quelle cosiddette comunitarie che, non essendo certificate, hanno capacità di filtrazione mai note, variabili in relazione alla loro struttura, ma comunque inferiore agli altri due tipi. L’uso dei tre tipi di mascherine – che devono comunque essere sempre ben indossate – determina rischi diversi ed è quindi importante comunicare questo messaggio e recepirlo nei provvedimenti di contenimento del contagio.
I docenti di Igiene dell’Accademia Lombarda di Sanità pubblica ribadiscono l’importanza di adottare – oltre alle misure di distanziamento (meglio oltre 1 metro) e di igiene personale – provvedimenti che abbandonino progressivamente l’uso delle mascherine comunitarie in ambienti confinati promiscui, obbligando all’utilizzo almeno di quelle chirurgiche, come previsto ora da Regione Lombardia. Ma ciò dovrà essere accompagnato da controlli rigorosi, come ad esempio il divieto di accedere a mezzi pubblici (e auspicabilmente anche agli uffici aperti al pubblico) senza la prescritta mascherina, nonché di valutare l’utilizzo di mascherine professionali (FFP2 e FFP3) nel caso di presenza di infetti o sospetti tali, anche in ambiente domestico.
L’Accademia Lombarda di Sanità Pubblica, Associazione no-profit di alto profilo scientifico, è stata fondata dai professori di igiene e sanità pubblica delle università lombarde. Alcuni di loro sono impegnati in prima linea nella gestione della pandemia da COVID-19: Stefano Capolongo (Politecnico di Milano, per logistica e layout dei centri vaccinali), Silvana Castaldi (UniMi, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico – centro vaccinale Fiera Milano), Carlo Signorelli (membro del CTS di Regione Lombardia coordina le campagne vaccinali del San Raffaele), Anna Odone (UniPV), Lorenzo Mantovani (UniMib2) e Licia Iacoviello (Insubria) (ricerche scientifiche rispettivamente su epidemiologia ed effetti del lockdown, determinanti clinici e terapie, sicurezza ed efficacia dei vaccini COVID-19). I Direttori e i docenti di igiene delle 5 Scuole di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva della Regione (tra cui F. Auxilia, F. Donato, U. Gelatti) coordinano le attività degli specializzandi impegnati nelle attività della campagna vaccinale antiCOVID-19.





