La frase colorita del Governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che ha commentato l’edizione 2023 dei “Nuovi Sistemi di Garanzia” (NSG), evidenzia una critica profonda verso un gruppo di indicatori sanitari che, a nostro avviso, offrono una valutazione limitata e parziale della situazione. È importante ricordare che questo modello ministeriale è stato istituito prima della pandemia, prima della riforma dell’assistenza primaria e ancor prima dell’emergenza causata dalla carenza di personale sanitario, elementi che hanno significativamente trasformato il contesto sanitario attuale. Analizzando poi i 24 indicatori “core” da cui derivano le pagelle finali, emergono ambiti settoriali e dati contestabili che non riescono a cogliere la complessità e la qualità della sanità della nostra regione. Parallelamente, sono disponibili altri indicatori come il PNE, fornito dallo stesso Ministero, l’indice di attrattività degli ospedali lombardi, i primati nelle coperture vaccinali e anche i recenti dati riportati da Newsweek che testimoniano performance decisamente positive dei nostri ospedali e del nostro sistema sanitario regionale. Altro che sesto posto! Un indicatore è efficace se rappresenta correttamente il fenomeno che intende misurare, e qui siamo convinti che non si raggiunga tale obiettivo. I dati del NSG, infatti, rischiano di essere strumentalizzati a fini politici, legittimando scelte che non riflettono la realtà. Noi riteniamo nella sostanza corrette le osservazioni mosse da Fontana e auspichiamo una revisione critica degli attuali strumenti di valutazione, affinché possano fornire un quadro più veritiero ed esaustivo. È necessario che gli indicatori siano ricalibrati per rispecchiare non solo le criticità, ma anche i successi di un sistema che, in Lombardia, continua a distinguersi per l’eccellenza, anche in tempi di crisi come quelli attuali.
Carlo Signorelli





